
Il turismo enogastronomico è in continua evoluzione e il formaggio si sta affermando come una delle leve più interessanti per offrire al visitatore nuove e gratificanti esperienze. Con l’Italia che vanta oltre 50 formaggi DOP e IGP – il numero più alto d’Europa – il turismo caseario si sta rivelando una risorsa strategica per valorizzare il territorio e rafforzare le aziende della filiera lattiero-casearia.
Il “Primo rapporto sul turismo ed il mondo caseario (anno 2024)”, curato da Roberta Garibaldi per l’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, fa il punto della situazione, analizzando i gusti dei turisti e le potenzialità del settore.
Valorizzare il territorio attraverso il formaggio
Il formaggio è molto più di un alimento: è un racconto del territorio, della biodiversità e delle tradizioni che lo hanno prodotto. E molti turisti, sempre di più, quando esplorano una nuova meta vogliono anche scoprire le sue eccellenze casearie.
Secondo il Rapporto, infatti, il 32,7% dei turisti italiani ha partecipato ad almeno un’attività legata al mondo del formaggio negli ultimi tre anni. Un dato in crescita del 7,3% rispetto al 2021.
Il fenomeno del turismo legato al formaggio, più recente rispetto all’enoturismo, è spinto dal crescente interesse per l’enogastronomia e per il rapporto tra cibo e zona d’origine. In quest’ottica, la valorizzazione del territorio passa anche da esperienze come visite guidate ai caseifici, festival, degustazioni, workshop di caseificazione, itinerari tematici e musei dedicati al formaggio.
Regioni come la Lombardia (con 14 formaggi DOP) e città come Bergamo (9 DOP nel suo territorio) stanno guidando questa rivoluzione. Qui, diversi progetti mettono in rete le eccellenze del territorio, con il formaggio al centro di percorsi turistici innovativi.
Le esperienze preferite dai turisti
Il turismo caseario si distingue per la capacità di offrire esperienze autentiche e coinvolgenti. Non si tratta solo di degustare, ma anche di entrare in contatto con le radici culturali del prodotto.
Il Rapporto indica tra le esperienze più apprezzate dai turisti la possibilità di acquistare formaggi locali (indicata dal 72,9% degli intervistati), la degustazione dei prodotti in abbinamento a vini o altri alimenti (69%) e le visite guidate ai luoghi e alle aziende di produzione (65,6%).
Ma non è tutto qui. Perché il turista si dimostra incuriosito anche da altri tipi di attività. Oltre il 50% degli intervistati vorrebbe infatti partecipare a corsi per imparare ad abbinare formaggi con vino, birra o altri prodotti, oppure a laboratori di caseificazione, per imparare l’arte dei casari.
Grande interesse suscitano inoltre i caseifici storici, luoghi dal grande fascino che rientrano tra le preferenze dei turisti: il 64,2% dei viaggiatori italiani dichiara infatti di volerne visitare uno.
Turismo caseario, tra formazione e intrattenimento
Il “Primo rapporto sul turismo ed il mondo caseario” mette in luce alcuni dati che possono essere di grande utilità per le aziende che intendono sviluppare nuove proposte turistiche legate al formaggio.
Analizzando le aspettative delle generazioni più giovani, la ricerca evidenzia come Millennials e Generazione Z siano attratti maggiormente dalle attività pratiche, in cui mettersi in gioco in prima persona. Corsi di Cheese pairing e laboratori di produzione di formaggio sono tra le iniziative più apprezzate dai target fino ai 34 anni.
Non mancano i suggerimenti per approcciare i più piccoli. Ad esempio, organizzando laboratori che uniscano formazione e intrattenimento, si dà a bambine e bambini l’occasione di imparare qualcosa divertendosi.
I caseifici più intraprendenti possono poi aprirsi al mondo delle aziende, ospitando attività di team building affiancate da visite e degustazioni. Oppure puntare sull’intrattenimento puro con proposte ludiche quali escape room, cacce al tesoro o cene con delitto, esperienze che incontrano i favori di quasi il 40% dei turisti italiani.
Insomma, i formaggi italiani sono centinaia, ma tantissimi sono anche i modi con cui comunicarli e trasmettere i loro valori al mondo.
Il formaggio per valorizzare territorio e aziende
Il turismo caseario non è solo un’opportunità per i produttori, ma una leva strategica per lo sviluppo locale. Uno dei benefici più rilevanti è senz’altro la valorizzazione delle aree rurali: attraverso un turismo slow, anche il territorio meno conosciuto può attrarre visitatori in cerca di autenticità. È inoltre uno strumento di diversificazione economica, in quanto il turismo genera entrate aggiuntive per le aziende e crea occupazione nelle comunità locali.
Il turismo legato al mondo del formaggio aiuta inoltre a conservare le tradizioni, contribuendo a preservare tecniche antiche e il patrimonio culturale delle aree di produzione.
Secondo il Rapporto, il turismo caseario ha dunque tutte le potenzialità per replicare i successi dell’enoturismo e diventare un pilastro del turismo enogastronomico. La sua affermazione definitiva dipenderà però dalla capacità di innovare e creare esperienze memorabili, puntando su sostenibilità, storytelling e collaborazione tra aziende, consorzi e istituzioni.
